Mattarella, «patto tra le generazioni per far crescere l’Italia».

In occasione della cerimonia di consegna delle insegne ai Cavalieri del lavoro nominati il 2 giugno scorso, il capo dello Stato ha richiamato i temi che saranno al centro dell’imminente Forum di Etica Civile (Firenze 16 e 17 novembre) auspicando un «patto tra generazioni per far crescere l’Italia e confermarla il meraviglioso Paese che abbiamo ricevuto».

«Talvolta si levano voci che tendono a creare artificiose contrapposizioni giovani/anziani, a porre in concorrenza le generazioni per quanto attiene alla distribuzione delle risorse pubbliche: è un terreno insidioso che pone in discussione la stessa coesione sociale. La prima preoccupazione di ogni famiglia è l’avvenire di figli e nipoti: ciascuna società sana è, anzitutto, preoccupata del loro avvenire. Quello che va perseguito, semmai, è un consapevole patto tra le generazioni per far crescere l’Italia e confermarla il meraviglioso Paese che abbiamo ricevuto».

«Una frattura che penalizzasse i giovani – nel lavoro, nel reddito, nella possibilità di costruirsi una famiglia e un futuro – sarebbe certamente tra le più dannose per la comunità», ha ammonito il Capo dello Stato, secondo cui «occorre investire, quindi, con coraggio e intelligenza nel capitale sociale del Paese». «Scuola, formazione, ricerca, sostegno alle iniziative giovanili – ha proseguito – sono fondamentali per dare vita a un nuovo ciclo virtuoso, guidare l’innovazione e creare occupazione di qualità».

«Tenere unite le generazioni – ha proseguito Mattarella – significa impegno a gestire l’attuale fase di transizione nel sistema economico, occuparsi degli adulti che perdono il lavoro e hanno bisogno di riqualificarsi, di costruire nuove competenze. Equità e mobilità sociale sono fattori decisivi di crescita, si alimentano l’un l’altra, e insieme contribuiscono alla competitività del Paese, a un clima di maggior fiducia, a una maggiore qualità della vita».

Per il Capo dello Stato, «talento e merito valgono assai di più se diventano vettori di uno sviluppo e un benessere più ampi. Si tratta di una connessione che merita di essere rafforzata». «Il merito – ha proseguito – non riesce a esprimersi compiutamente in una società con diseguaglianze insuperabili e con steccati interni». Per Mattarella, «il merito e l’eccellenza diventano ‘volani di crescita civile e di sviluppo economico’ quando emergono da una autentica libertà di movimento, da una comunità aperta al suo interno, con istituzioni vigili e capaci di rimuovere i muri dell’esclusione, della diseguaglianza di opportunità e di diritti, dell’illegalità».

Fonte: Redazione Toscana Oggi del 22/10/2019

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