Quando la sostenibilità entra nei bilanci

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Sono passate relativamente sotto silenzio due notizie che negli ultimi mesi hanno segnato un promettente avvicinamento tra mondo della finanza e temi della sostenibilità ambientale e sociale.
In base a un decreto del dicembre 2016 che recepisce una normativa europea, imprese e gruppi di grandi dimensioni dovranno comunicare nei propri bilanci anche informazioni di carattere non finanziario, legate agli impatti sociali e ambientali della propria azione, oltre alla gestione del personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta contro la corruzione; si tratta dei fattori di sostenibilità degli investimenti noti con la sigla ESG (che si riferisce ai termini inglesi environmental, stakeholder, governance). Inoltre, ed è questa la seconda notizia, il DEF (Documento di economia e finanza) nel 2017 ha preso in considerazione per la prima volta alcuni indicatori di Benessere equo e sostenibile, legando la valutazione di politiche economiche e finanziarie anche a fattori di sostenibilità sociale e ambientale. Si tratta, in questo caso, di una decisione in cui l’Italia arriva per prima a livello europeo.
Alle implicazioni di queste due novità, che toccano sia il mondo delle imprese private for profit sia quello della finanza pubblica, e che hanno uno stretto legame con la riflessione sull’etica civile promossa dal Forum, è dedicato l’editoriale del numero di giugno-luglio di Aggiornamenti Sociali, firmato dal direttore Giacomo Costa SJ. Si tratta infatti di segnali che meritano attenzione poiché, scrive Costa, «testimoniano la penetrazione dei valori alla base di queste linee di ricerca e di impegno, indicando che è in atto un cambiamento culturale».
Dopo avere presentato più nel dettaglio i contenuti delle nuove norme, l’editoriale ne esplicita i significati di fondo e le implicazioni. Sebbene naturalmente non manchino perplessità e interrogativi sulla loro concreta attuazione, «le novità normative rappresentano quanto meno una opportunità e uno stimolo per assumere uno sguardo più integrale sui fenomeni economici e finanziari abitualmente rappresentati nei bilanci. Quanto più le nuove disposizioni saranno prese sul serio, tanto più saremo aiutati a riconoscere i legami tra le grandezze economiche e finanziarie e i fattori di sostenibilità ambientale, sociale e di buona governance».
Padre Giacomo Costa sottolinea poi che, coerentemente con l’approccio integrale promosso da papa Francesco nella Laudato Si’, «il tema non riguarda soltanto i professionisti del mondo della finanza, ma interpella tutti, in modo particolare il Terzo settore e la società civile, comprese Chiese, istituzioni ecclesiali e comunità religiose. A prima vista questi soggetti paiono tagliati fuori dalle nuove disposizioni, rivolte al settore privato for profit e allo Stato, ma non è difficile scorgere nella nuova situazione una opportunità di aprire spazi di dialogo tra mondi normalmente considerati distanti».
Un buon esempio è la campagna DivestItaly, che – come altre iniziative simili a livello internazionale – spinge gli investitori a ritirare i propri fondi dalle imprese del settore petrolifero per ricollocarli in quello delle energie rinnovabili e della green economy. Sono diversi i soggetti della società civile, del Terzo settore e del mondo ecclesiale che hanno aderito: tra questi anche Aggiornamenti Sociali (da ottobre 2016) e, dallo scorso 10 maggio, l’insieme dei gesuiti italiani.
Entrare in queste dinamiche permette di acquisire una pratica e una competenza che abilitano questi soggetti a entrare nel merito delle problematiche specifiche della rendicontazione. Infatti, «per quanto riguarda la sostenibilità sociale, una valutazione onesta richiede talvolta di privilegiare il punto di vista dei più poveri e delle vittime di discriminazione e di ingiustizia». Così, conclude l’editoriale, «nelle attuali dinamiche sociali, i soggetti ecclesiali, della società civile e del Terzo settore sono tra quelli più in grado di raccogliere e trasmettere il punto di vista degli outsider, delle minoranze, delle vittime e dei più poveri. Hanno a questo riguardo una grande responsabilità per far sì che la progressiva integrazione delle dimensioni della rendicontazione (economico-finanziaria, ambientale, sociale, ecc.), oggetto delle leggi da poco entrate in vigore, sia sostenuta da un percorso di integrazione di una pluralità di punti di vista nell’elaborazione dei parametri e degli indicatori di riferimento».

Leggi il testo integrale dell’editoriale

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